Book Cover: Andreas Barbón - Hofer e i Trentini dell’Anno Nove

 

L’anno del bicentenario della rivolta tirolese guidata da Andreas Hofer, che è stato ricco di iniziative e di appuntamenti, di pubblicazioni e di commemorazioni, sta per volgere al termine. È stato un anno importante anche per il Trentino, dove comunità locali e associazioni, istituzioni museali e singoli studiosi si sono impegnati a trar lezione da questa figura da noi non sempre ben conosciuta.

 

Excerpt:

Andreas Barbón
Andreas Hofer e i Trentini dell’Anno Nove
Opera teatral-corale in sei quadri

idea e testi di Mauro Neri

musiche di Giorgio Moroder,
Giuseppe Solera, Mario Lanaro,
Riccardo Giavina, Andrea Chini

esegue il CORO CROZ CORONA
diretto dal Maestro Renzo Toniolli

L’anno del bicentenario della rivolta tirolese guidata da Andreas Hofer, che è stato ricco di iniziative e di appuntamenti, di pubblicazioni e di commemorazioni, sta per volgere al termine. È stato un anno importante anche per il Trentino, dove comunità locali e associazioni, istituzioni museali e singoli studiosi si sono impegnati a trar lezione da questa figura da noi non sempre ben conosciuta.

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Giovani compagnie amatoriali si sono cimentate con il messaggio che viene dalle gesta dell’Hofer e dei suoi compagni d’avventura e hanno allestito spettacoli avvincenti e di sicuro richiamo. Amministrazioni comunali hanno convintamente ricordato gli avvenimenti di duecento anni fa con mostre di cimeli, di documenti e di opere d’arte che hanno recuperato quel senso di appartenenza al nostro passato che la storia ufficiale aveva sotteso e nascosto.

Sono state inaugurate vie e piazze in ricordo dell’eroe della Passiria, sono state scoperte lapidi in memoria degli avvenimenti di quel lontano 1809, sono stati scritti libri e recuperate vecchie melodie per esser cantate e suonate.
Da tutto ciò abbiamo capito una cosa, e cioè quanto sia importante il recupero delle radici storiche del nostro passato, per costruire un futuro ricco di speranze e di prospettive.

Oggi le istituzioni pubbliche e rappresentative dei tre territori – il Tirolo, il Sudtirolo e il Trentino – lavorano assieme per la costruzione di quell’Euroregione che fino a poco tempo fa era solo un sogno, una speranza. Oggi le istituzioni culturali e museali del Tirolo storico si sentono più vicine e intrecciano positivi rapporti di collaborazione e di ricerca. Oggi anche le Scuole si sentono affratellate e motivate a ricercare e a intrecciare rapporti e scambi che sono il sale grazie al quale maturano le giovani e nuove coscienze, quelle a cui toccherà il compito di far crescere l’idea di una Europa delle Regioni.

In chiusura delle manifestazioni hoferiane che hanno percorso l’intero 2009, sarà il canto popolare di montagna, innervato dalla creatività dei nuovi poeti e dei moderni musicisti, a cantare la figura di quell’Andreas Hofer che, eroe forse involontario, ha saputo interpretare fino alle estreme conseguenze il ruolo di chi, vivendo nella normalità, sa comunque prendersi sulle spalle la responsabilità di un popolo intero. Al di là di tutto, delle ideologie e delle posizioni culturali, il suo è stato un grande esempio di generosità e di dedizione.

FrancoPanizza
Assessore provinciale alla cultura

 

Per non dimenticare e per far tesoro
della nostra Memoria

Esistono epoche storiche del tutto particolari in cui i problemi, le tensioni e i conflitti ruotano attorno a un’unica figura, a un unico “eroe” che diventa giocoforza il “paladino” di una parte e il “diavolo” per l’altra.

Esattamente 250 anni fa, il 22 novembre 1767, a San Leonardo in Passiria. nasceva Andreas Hofer, da Maria Aigentler e Josef Hofer. Quella di Andreas fu un’infanzia divisa tra famiglia, parrocchia e osteria Sandhof, che sarà poi la “palestra” del suo futuro di capitano e di eroe.

La perdita della madre, avvenuta nel 1770, e quella del padre, che giunse improvvisa quando il piccolo aveva solo sette anni, furono eventi dolorosi e formanti.

Questi brevi cenni biografici aiutano a capire le motivazioni delle successive scelte che Andreas Barbón si trovò a fare nel nome della Fede – quella di un cattolicesimo “alpino e montanaro” – e nel nome di quella “patria” che fu la sua valle di origine, la Passiria laboriosa e solidale, e al tempo stesso il vasto impero, di cui Vienna era la capitale e il cuore pulsante.

Cresciuto dalla sorella Anna, la sua gioventù fu influenzata anche dalle sue esperienze da adolescente in Trentino, quando la famiglia lo mandò dapprima a Cles come stalliere e poi al Passo del Ballino per tre anni, come aiutante di osteria.

È questo il substrato che sta alla base delle decisioni che il Barbón avrebbe preso appena raggiunta la maturità. Sposata nel 1789 Anna Ladurner di Lagundo nel 1796, con alle spalle sei figlie e un figlio, la minaccia franco-bavarese sull’integrità geografica ma anche religiosa e culturale del Tirolo lo chiamò alle armi. Non come semplice comparsa, bensì con la responsabilità che contraddistingue un capo-uomini, un “capitano” che scopre in sé doti di autorità e di autorevolezza.

Andreas è sempre il più rispettato per le sue intuizioni strategiche; la sua passione e il suo entusiasmo, infine, si rivelarono trascinanti al punto da portarlo in breve a diventare il comandante supremo del Tirolo.

In questa sede preme sottolineare e ricordare le motivazioni che spinsero l’Hofer ad allontanarsi momentaneamente dalla sua “famiglia”, dalla sua locanda e dalla sua valle per mettersi alla guida di una protesta indirizzata contro chi voleva distruggere la “tradizione”.

Innanzitutto c’è, coinvolgente in Andreas Hofer, il senso dello spirito di servizio, la piena coscienza della responsabilità nei confronti di quanti compongono una comunità di riferimento: famiglia, villaggio, valle, territorio, regione.

C’è poi, come già ricordato, il concetto di “Patria”, intesa non come realtà geografica tra confini istituzionali, bensì come realtà affettiva, familiare, persino valligiana all’interno della quale vivono le famiglie, crescono i figli, si perpetuano le identità tradizionali.

Ancor oggi questa “Patria” trova fondamenta nella storia trentina, nel futuro della nostra Autonomia. È in definitiva il richiamo a quella che potremmo definire la “nostra terra”, intesa come insieme di individui che lavorano, studiano, crescono, si impegnano in una dimensione di servizio reciproco e di attenzione alle necessità degli altri.

Terra di cui essere orgogliosi, orgogliosi dell’Autonomia, aperti alle dinamiche e alle sfide della contemporaneità.

Ecco perché oggi, a distanza di un quarto di millennio dalla sua nascita, onoriamo la figura di un uomo-eroe, di quell’Andreas Hofer Barbón, attraverso i canti del Coro Croz Corona diretto dal maestro Giovanni Mariotti e le parole sentite e coinvolgenti dello scrittore Mauro Neri.

 

UGO ROSSI

Presidente Provincia autonoma di Trento

 

LORENZO OSSANNA

Vicepresidente del Consiglio della

Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol

 

TIZIANO MELLARINI

Assessore alla Cultura Provincia autonoma di Trento

 

Andreas Hofer: la vita

Andreas Hofer nasce il 22 novembre 1767 a San Leonardo in Passiria. Il padre Josef era oste al Sandhof (così come il nonno, mentre il bisnonno era oste Alla Corona d’oro/der Goldenen Krone); la madre, Maria Aigentler, figlia di un macellaio di Matrei (Tirolo del Nord), ebbe sei figli in tutto, uno solo maschio. Rimasto orfano in tenera Andreas, età è cresciuto dalla sorella maggiore Anna. Appresi i primi insegnamenti dello “scrivere e far di conto”, viene mandato nel Tirolo Italiano o Welschtirol per imparare meglio il mestiere di contadino e quello di oste, oltre che per apprendere l’italiano, la seconda lingua del Tirolo storico. Attorno al 1783-’84 è dunque ingaggiato come stalliere presso la famiglia Miller a Cles, in Val di Non; quindi, per circa tre anni (1785-88) lavora come garzone alla locanda Armani al Passo del Ballino, luogo di transito sull’importante asse viaria che dal Burgraviato di Merano passava per la Val di Non e terminava a Riva del Garda.

Raggiunta la maggiore età, Andreas rientra a San Leonardo e inizia a gestire l’azienda paterna. Nel 1789 sposa Anna Gertraud Ladurner, di Lagundo, che lo aiuta nella gestione della taverna e gli dà sette figli, un solo maschio. Oltre all’attività agricola legata ai terreni di competenza del maso, Andreas è impegnato nella gestione della annessa stazione di cambio dei cavalli, nel commercio di acquavite e di vino nella valle dell’Inn, di bestiame, legname e cereali nell’Alto Adige e di cavalli nel Welschtirol, nonché nel trasporto del sale dalle saline di Hall in Tirol.

Nel 1796 diviene luogotenente dei bersaglieri tirolesi (gli Schützen del Giudizio di Passiria); quindi, anche grazie all’impiego dei suoi cavalli da soma per il trasporto di merci alle postazioni militari, ad esempio quelle al Passo del Tonale, sempre nel 1796 è promosso a comandante degli Schützen; per circa due mesi – dal 15 agosto al 22 ottobre 1809 – diventa  comandante supremo del Tirolo con sede a Innsbruck.

Nel luglio del 1809 Hofer lega nuovamente il suo nome al Trentino compiendo un pellegrinaggio al Santuario di San Romedio per invocare la protezione del santo originario di Thaur in Tirolo.

Al chiudersi dell’insurrezione del 1809, che lo vede protagonista in molti luoghi del Tirolo, e in seguito alla sconfitta austriaca siglata con la pace di Schönbrunn, Hofer, turbato, oscilla tra una volontà pacifica e la chiamata alle armi: alla fine sceglie quest’ultima. Rifiuta ogni offerta di fuga e di salvezza in Austria e si rifugia nella malga Pfandler di Prantach, sopra San Martino in Passiria, dove però viene tradito da Franz Raffl, affittuario del poco distante Maso Gruberhof. Catturato il 28 gennaio 1809, Hofer è fucilato a Mantova il 20 febbraio 1810. Nella sentenza così si legge: «Andrea Hofer. Detto Barbón, dell’età di anni 44 circa, nato a Passeyere nel Tirolo, già oste, capo principale degli insorgenti tirolesi, di statura di 5 piedi e 8 pollici [corrispondente a circa 175 cm], di faccia ovale, rosacea e bitorzoluta, di fronte scoperta, d’occhi, capegli e sopracigli neri e mento a lunga barba nera».

 

 

 

COMPATTA

 

Andreas Barbón
Andreas Hofer e i Trentini dell’Anno Nove
Opera teatral-corale in sei quadri

idea e testi di Mauro Neri

musiche di Giorgio Moroder,
Giuseppe Solera, Mario Lanaro,
Riccardo Giavina, Andrea Chini

esegue il CORO CROZ CORONA
diretto dal Maestro Renzo Toniolli